Rita Mascialino: Oscar Francescutto e il dipinto “En Las Afueras”

Oscar Francescutto (Madrid 1973), è nato da genitori friulani in Spagna dove ha vissuto, pur con frequenti e lunghi soggiorni in Friuli, fino a oltre l’adolescenza. Da lungo risiede in Friuli.  Ha al suo attivo numerose Mostre in varie città del mondo, inoltre molti importanti riconoscimenti e Premi, quali il prestigioso Premio Color, Line & From Contest by Arts & Crafts Contests, New York USA, in cui ha conseguito la Menzione d’Onore per l’opera De La Tierra Roja, con pubblicazione sulla Rivista statunitense ‘Anthology of Contemporary Visual Arts & Crafts’, New York.

Francescutto ama i colori forti, accesi, di intenso impatto, preferenza che si rivela non solo precipuo retaggio dell’esperienza artistica e quotidiana vissuta in Spagna, ma anche parte importante del suo temperamento d’artista. La sua arte, detto in sintesi, si può inserire nel filone più generale dell’Astrattismo Realistico, più specificamente nella corrente del Surrealismo Metafisico a sua volta uno sviluppo del Simbolismo. Astrattismo in quanto non esistono nella realtà i paesaggi che popolano le sue tele. Realistico in quanto è comunque palese in essi il riferimento alla realtà di paesaggi naturali e umani benché trasfigurati. Surrealismo Metafisico in quanto l’artista lascia più massicciamente emergere quanto di inconscio guida la sua mano, ossia lascia libero il suo inconscio perché si proietti quanto più possibile nella sua tela, con meno restrizioni dovute a coordinate realistiche e più diretta relazione con le strutture mentali profonde di derivazione freudiana che stanno nei percorsi cerebrali inconsci. In tale corrente è seguace di Giorgio De Chirico, che considera a ragione suo grande Maestro e la cui arte riflette in modo originale nella sua  immaginazione.

Venendo al dipinto En Las Afueras, Nella periferia (tecnica mista acrilico su tela, 50×70), spicca il Leitmotiv cromatico dell’arte di Francescutto: domina il rosso acceso, la cromia preferita dall’artista nelle sue opere, e sono  presenti ulteriori tinte forti in contrasto reciproco che portano già di per sé una piuttosto evidente simbologia profonda: l’artista ha costruito un mondo a colori decisi secondo il proprio gusto estetico, un mondo dove vi è poco spazio ad ambiguità di sorta, a compromessi, le cose stanno in un modo e non possono stare in un altro nella chiara sintesi semantica che contraddistingue l’arte del pittore, questo detto come nota generale propedeutica all’analisi relativa alla  tela.

Iniziamo partendo dal cielo notturno connotato dallo sfondo scuro quasi fino al nero, sul quale si staglia una fantasia sul rosso nell’aspetto di un incendio che avvolge una luna bianco-rosacea come se la accompagnasse nel suo vortice o fosse pronto a inghiottirla – le grosse orbite rosse attorno alla luna non emanano da essa, ma la avvolgono dall’esterno –, incendio che estende la sua presenza fino all’ambiente umano, al suolo terrestre, tranne che negli edifici bianchi che stanno sotto il più diretto chiarore lunare. Il cielo, che metaforicamente nella sua tonalità azzurra allude alla spiritualità più fine secondo la sua collocazione in alto per l’uomo e che nella sua tonalità notturna e oscura allude all’istintualità più inconscia, è in tumulto come nell’eruzione di un cosmico vulcano  – l’incendio è provocato dall’oscurità dello sfondo del cielo come evidenzia la citata spazialità relativa alle orbite rosse attorno alla luna che sta in quelli che gli umani definiscono come cieli notturni. In aggiunta: la luna piena, chiara e luminosa come uno scoppio di luce bianca, è il lume che rende visibile lo scenario umano, luce tuttavia  impotente a cambiare alcunché in esso e quasi a rischio di scomparire nelle concrete e metaforiche  fiamme e nell’oscurità retrostante: concrete in quanto è rappresentata la forma di un incendio per quanto speciale, metaforiche perché l’incendio e lo sfondo rimandano ad altro, come andiamo a vedere di seguito.

Di questa atmosfera  altamente inquietante partecipano le due case blu. Il loro aspetto si manifesta  simile a quello di due volti umani con finestre-occhi, che appaiono spalancati, e porte-bocche pure spalancate, il tutto distorto e contraffatto in un’espressione di grande stupore e spavento. Una delle case è spezzata poco al di sopra della base dell’edificio dall’ingresso del rosso, dell’incendio che si presenta sulla Terra non con fiamme alte vista la distanza dall’eruzione per così dire vulcanica, bensì similmente a lava incandescente e distruttiva – il rosso non resta esterno alla spaccatura, ma entra nella casa come causa della crepa. Si vede nel lato destro della casa, di profilo, una bocca pure spalancata in un muto grido di terrore per il crollo già in atto, anche la porta frontale esprime stupore e sgomento, allarme, le finestre sono anch’esse sguardi disorientati. La banderuola segnavento posta in alto sul lato esterno della casa è rivolta verso l’altra casa, come in una segnalazione o avvertimento di pericolo e richiesta di aiuto. L’altra casa mostra la medesima espressione di stupore sebbene non ne sia ancora compromessa la stabilità che appare comunque precaria e in attesa di imminente rovina, come dalla lava che la sta attorniando. L’uomo, rappresentato surrealisticamente e simbolicamente nelle due case, è dunque permeato dalla paura del crollo della propria struttura psicofisica, della propria distruzione in una visione dell’esistenza in cui la vita appare senza sicurezze che reggano oltre l’illusorietà, il desiderio, la speranza, così nella molto speciale tela di Oscar Francescutto. La casa, proiezione dell’interiorità dell’uomo, non offre grande riparo e mostra cedimenti o rischi di cedimento di fronte a forze superiori alla sua tenuta, come mostrano anche le già citate porte: come tali, più che porte appaiono androni privi di chiusura, incapaci di tenere al loro esterno le forze nemiche. Il colore blu che connota le case o volti dell’uomo implica pace e serenità, è il colore della contemplazione, dell’introspezione, del raccoglimento in se stesso, della protezione più intima in cui l’uomo può trovare riparo spirituale dalle avversità, ma l’uomo di Francescutto non trova pace in un mondo che appare ostile e indifferente alla distruzione della vita – il blu non regge alla maggiore energia del rosso, come è esplicitato dalla fenditura distruttiva che esso provoca in una delle case. Come accennato, frange dell’incendio, come il magma di un vulcano, attorniano per buona parte al suolo la casa non ancora spezzata, ma che potrà esserlo anch’essa vista la vicinanza della lava, che si estende per altro anche nei pressi della zona pratosa mostrando di poter invadere tutto il territorio umano di questa periferia. In tale atmosfera non lieta emergono due percorsi, uno dei quali conduce alla porta di una delle case, mentre l’altro si insinua quasi penetrando al di sotto di essa lateralmente. Più che sentieri appaiono entrambi quali grosse serpi che vogliano attaccare frontalmente la casa già spezzata o lateralmente, quasi di soppiatto, la casa ancora integra, animali anch’essi distruttivi e che danno il loro apporto alla situazione di incubo che pervade la tela. Percorsi che dovrebbero servire a portare aiuto, a collegare l’uomo ad altri umani, ma che non sono affidabili, anzi possono essere temibili. Quanto alla citata serie di case una accanto all’altra, bianche nella luce della luna e apparentemente intatte, esse appartengono palesemente a un agglomerato cittadino risparmiato per il momento dalle fiamme o dalla colata lavica, come mostra la collocazione degli edifici che stanno in prospettiva dietro le due case in primo piano, le quali non stanno in contatto con il fuoco, altrimenti ne sarebbero danneggiate, né stanno alla periferia, in zone campestri. Gli edifici cittadini, tutti stretti uno all’altro, appaiono come più ricchi e privilegiati rispetto alla semplicità, alla maggiore solitudine ed esposizione ai pericoli delle due case, perciò più capaci di reggere, nel senso simbolico che sempre accompagna le opere surrealiste e metafisiche di Francescutto: in esse la luce parla di consapevolezza, dell’area più permeata di razionalità e di certezze. Tuttavia, dato da non trascurare, la luce è appunto quella della luna, astro piuttosto inquietante sia perché, come dalla tela, attorniato dall’incendio di cui appare essere quasi un prodotto o con cui pare essere in particolare relazione soprattutto, sia perché la luna nei miti più arcaici dell’uomo è sede dei morti, per cui le case da essa illuminate stanno come sotto l’occhio della più che mai sinistra luna lorchiana (Mascialino 1998, 2005) presagio di morte, ossia non potranno esse stesse sfuggire al comune destino altro che in apparenza e per un breve momento – stanno anch’esse comunque frammezzo al disastro.

Tornando al titolo del dipinto per finire l’analisi semantica, En las Afueras, confluisce in esso, come accennato, una memoria di zone periferiche rispetto alla città che si staglia bianca all’orizzonte, tuttavia nell’arte del Simbolismo Metafisico di Oscar Francescutto questo dato realistico non esaurisce il significato, così che si ha sempre un profondo doppio canale semantico, anche nel titolo stesso. La periferia, nel contesto della personalità e dell’identità umana per come è presentata nella tela, è quanto sta più in disparte, meno in vista, non di rappresentanza – le case sono blu come in una interiorità profonda, ma non sono  esteticamente  eleganti. Il centro della possibile città è ciò che sta più in vista,  più di rappresentanza  – le case sono bianche ed estetiche, esposte ad una luce brillante, non si vedono espressioni contraffatte, tutto è bello. Da un lato la profondità più inconscia dell’interiorità con la sua sensibilità finalizzata alla percezione della verità delle cose, dall’altro la superficie più conscia, che nasconde quanto sta sotto di essa con un abito di lusso, ma senza nulla potere su quanto celi sotto la facciata più elegante. Anche il cielo tanto particolare ha la sua doppia faccia per così dire. Concretamente abbiamo visto come si tratti di un cielo notturno che fa da sfondo ad un incendio, ad una esplosione vulcanica, meno concretamente e più metaforicamente l’incendio, come sta nel dipinto di Oscar Francescutto, raggiunge la luna, le sta dietro e la avvolge quasi portandola nel suo viaggio nel cielo, non si può quindi trattare, come accennato, di un incendio o di una eruzione terrestre, ma di una energia cosmica in eruzione. Sul piano più simbolico si tratta di una rappresentazione della più esplosiva creatività cosmica e soprattutto psichica: dal buio più fitto dell’inconscio sorge l’energia più potente che, se non controllata, può portare alla rovina, può essere distruttiva. tanto più nel piccolo mondo umano dove tale energia è meno forte – la distruttività arriva come lava silente, non come esplosione –, ma comunque in grado di annientare il fragile uomo  – una casa blu è spezzata, l’altra sta per esserlo. Per chiarire: l’andare in profondità nelle zone più inconsce della mente, luogo di verità sconosciute alla mente conscia e luogo di straordinarie esperienze che appaiono numinose, può essere rischioso per l’incolumità psichica. L’uomo di Francescutto dimora nella sua casa blu dove pur attingendo energia dal fuoco creativo lo controlla come e fino a che può, ma ha, diversamente, una dimora anche nelle case bianche, più lontane dal fuoco creativo dell’inconscio più nero. Un concetto molto forte questo dell’artista  Francescutto per come sta al centro di questa composizione nel suo lato simbolico più intenso: vi è espresso il contrasto tra la spinta creativa più infuocata che proviene dall’inconscio più nero e l’aspirazione  all’armonia interiore che non può che essere che a distanza di sicurezza da eruzioni e incendi, distante quindi dalla più intensa creatività. Un contrasto che trova composizione come dono peculiare dell’arte agli artisti, all’umanità.

Per concludere, il complesso dipinto En Las Afueras di Oscar Francescutto vive precipuamente delle simbologie profonde dove poco importano gli agganci, pur riscontrabili, con il reale concreto e materiale. Un’arte, quella di Francescutto per come si presenta in questa tela, che parla dei sogni inconsci degli umani – la scena è notturna –, anche e soprattutto delle loro paure esistenziali per l’incolumità interiore  – la crepa nella casa –, delle loro speranze di protezione della vita sia a livello materiale che spirituale, della qualità inconscia della mente. Un dipinto dove la più misteriosa arte si presenta nel suo aspetto di grande equilibratrice dei contrasti più insanabili nel reale concreto, ai quali dà composizione armoniosa sul piano estetico, conciliando l’uomo con il suo destino.

                                                                                                          Rita Mascialino

 

Recensione pubblicata su www.udinese-life.it Direttore Responsabile Gianni Strizzolo

e su ritamascialino.blogspot.com



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