RITA MASCIALINO, ‘IL CELEBRE MONUMENTO A KAFKA NELLA CITTÀ DI PRAGA’: CENNI DI ANALISI SEMANTICA
Il celebre monumento a Kafka nella città di Praga: cenni di analisi semantica
di Rita Mascialino
(www.spazialitadinamica.it homepage Categoria Secondo Umanesimo Italiano)

Immagine: File:Kafka statue Prague.jpg
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Kafka_statue_Prague.jpg
Photo: Myrabella
È il caso di dire due parole – quello che segue è solo un cenno di un cenno di analisi, l’analisi semantica completa direbbe tanto altro in aggiunta – sulla statua che la città di Praga, la kafkiana città, ha voluto fare come omaggio al grande scrittore attraverso l’Artista ceco Jaroslav Róna. Lascio stare il racconto Beschreibung eines Kampfes, parte II, da cui avrebbe preso spunto, per la rappresentazione di Kafka, l’opera e in cui comunque l’uomo sulle cui spalle il protagonista è saltato facendosi trasportare ha piedi per muoversi, inoltre mani e braccia nonché testa, ciò che nel trasportatore della statua manca. Kafka è dunque seduto a spalle di questa sagoma vuota, non del tutto comunque, come si può constatare il suo sesso maschile è ben strutturato nei pantaloni, non è chiarissimo a che cosa serva la raffigurazione mancando ogni indizio perché l’uomo così tremendamente mutilato possa muoversi, possa agire, in ogni caso è strutturata visibilmente la sua presenza. Di fatto il trasportatore non ha piedi per camminare, incatramati nel suolo o tagliati di brutto, ossia le gambe sono private dei piedi, della loro presenza visibile, né ha mani per fare alcunché, né testa o cervello per pensare qualcosa, ossia nello specifico la spazialità dell’opera evidenzia come l’uomo per come è rappresentato nell’immagine non possa trasportare nessuno e anzi tolga a Kafka – pare sia per altro con le scarpine rosa secondo l’impressione visiva – ogni possibilità di movimento, di avanzamento nel vasto mondo, dove al contrario le sue opere, ossia la sua personalità di Artista è andata ovunque senza farsi trasportare da nessuno, trasportato con onore con i massimi onori ovunque solo dalla sua personalità, dal valore intrinseco ai suoi scritti. Inoltre qualcuno dice che questo Kafka ‘finalmente’ non avesse più paura del padre, di cui Kafka tutto ha avuto fuorché paura nel senso comune, fondamentale del termine e se non gli ha spedito la famigerata lettera di accusa è stato per compassione dell’uomo e per rispetto filiale che Kafka sempre ebbe e mai tralasciò di avere. Dunque un Kafka immortalato in una statua simbolo, credo, dei più triti luoghi comuni che circolano su di lui che non si può difendere altro che con le sue opere di difficile intendimento dai più, ma non si sarebbe neanche difeso in vita, non gliene poteva importare di meno dell’opinione del prossimo. Non avrebbe voluto tuttavia che le sue opere fossero conosciute, chissà chi lo sa, forse e magari davvero per una poca stima delle possibilità do comprensione di un prossimo, di cui Kafka aveva solo pietà, vera compassione umana in tutti i sensi. Allora un monumento che presenta Kafka come non è mai stato e meno che mai secondo quell’espressione da borioso palloncino gonfiato che non ha mai avuto e che non sta in nessuna delle sue opere, neanche in una virgola, meno che mai in una sua parola, una sua sola parola in proposito che non esiste da nessuna parte. Ma dove andrà mai Kafka a cavalcioni trasportato da un metaforico uomo senza piedi per camminare?! Non ha più paura del padre ormai, come appunto qualcuno dice, un padre ormai neutralizzato vista la manca di arti e di testa e comunque questo Kafka, va detto, crederebbe stoltamente e vilmente di comandare l’uomo senza testa, mani e piedi stando seduto dunque sulle spalle di una persona, chiunque essa sia o qualsiasi simbolo essa rappresenti, sempre comunque un essere che non può muoversi, così che, nell’immagine, sono tutti e due condannati all’immobilità, del genere ‘voglio e non posso’.
Ho voluto soltanto accennare al fatto che forse non è stata, almeno secondo il mio giudizio, la migliore idea possibile quella di fare una così grande e importante opera scultorea in bronzo (3,80 m) prendendo a ispirazione il riferimento a un dettaglio del racconto Descrizione di una battaglia. Dico soltanto che non sono pertanto entusiasta di questo monumento che, sempre a mio giudizio, non dà ragione di chi fosse Kafka, ma che in ogni caso rispetto come opera d’arte che in quanto tale riflette, come si sa, sempre e solo la personalità dell’artista che l’ha creata. Ognuno è libero di giudicare, ovviamente come può – la libertà nel giudizio è limitata dai limiti stessi dei giudicanti, invalicabili –, come pure qualsiasi artista è libero di farsi conoscere per come ha esposto se stesso al mondo nelle sue opere, nei suoi discorsi, nella sua parola, nel caso di specie nella sua statua, e via dicendo all’infinito. Personalmente come simbolo per il genio di Kafka ho scelto – omaggiata da diversi Artisti per la mia scoperta tra cui finora l’Architetto e Artista Vincenzo Piazza con la sua splendida Incisione pubblicata e analizzata nel Video YouTube PRIMO CENTENARIO DELLA MORTE DI KAFKA 2024, inoltre l’Architetto e Artista Fabrizio Nicoletti, che ha omaggiato Kafka e la scoperta della Mascialino della poderosa metamorfosi in Cavallo Nero, potente, creativo, sorgente dal più profondo inconscio kafkiano, libero dagli ostacoli che genitori e incompetenti a giudicare le opere d’arte gli hanno posto definendolo un autore indecifrabile e simili, ciò che non ha alcuna verità oggettiva, inoltre ancora dall’Architetto e Artista Anna Tonelli in Video e Quaderni del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’, anche dall’Artista Henna Dena (Anna Denunzio) Premio Kafka per la Creatività 2026. Di fatto il simbolo ufficiale del ‘Premio Franz Kafka Italia ®’, oggi in tre Edizioni Cultura Carriera Immaginazione; Disegno Artistico; Pittura, è proprio la metamorfosi in Cavallo Nero, il simbolo più potente e più veritiero per Kafka nell’immagine creata dall’Artista Fabrizio Nicoletti (Tivoli Roma) di sua propria iniziativa, un omaggio spontaneo da parte sua a Kafka e alla mia scoperta che tanto profondamente l’ha sorpreso e ammaliato quando ne è venuto a conoscenza da Internet, dai miei studi, tanto che ho posto tale immagine bellissima a simbolo del Premio Kafka Italiano – perché la scoperta tanto importante e sorprendente è avvenuta in Italia a cura di una studiosa italiana (Mascialino 1996 e segg.). In altri termini: io ho scelto un’immagine che dà realtà ai pregi immensi di Kafka. Una questione di scelte, è chiaro, ma appunto io ho scelto diversamente dall’amico e comunque grande scultore Jaroslav Róna, ciò avendo io compreso in profondità la semantica delle opere di Kafka, in particolare della metamorfosi criptica contenuta nel magnifico Racconto Der plötzliche Spaziergang (gennaio 1912), mai identificato in più di un secolo di critica mondiale kafkiana, e identificata daMascialino – detto con giustificabile orgoglio – sul piano squisitamente Umanistico dell’esegesi semantica del linguaggio – vedi ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ e numerosi ulteriori studi di Mascialino al proposito in seno ad esso, nonché in saggi, Quaderni citati, opere online. Una metamorfosi di Kafka, implicita al linguaggio che informa il racconto, in Cavallo Nero in cui, a un anno di distanza dalla esplicita Metamorfosi in scarafaggio (dicembre 1912), Kafka esprime per l’unica volta la sua oggettiva autostima in qualità di scrittore.

Rita Mascialino





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