NOTE DI SEMANTICA INTRINSECA ALLA LINGUA TEDESCA: ‘TODESFUGE’ (1948) DI PAUL CELAN
NOTE DI SEMANTICA INTRINSECA ALLA LINGUA TEDESCA: ‘TODESFUGE’ (1948) DI PAUL CELAN
Paul Celan (anagramma del vero cognome Antschel) (Romania 1920-Parigi 1970), ebreo di lingua tedesca e naturalizzato francese, scampò all’annientamento nei campi tedeschi, mentre i genitori furono catturati dai tedeschi: la madre fu fucilata nel Lager di Michajlovka, Ucraina, e il padre morì di tifo. Fuggì dalla persecuzione nazista, ma dovette affrontare anche la persecuzione comunista. Gli eventi tragici della sua vita indebolirono sempre più la sua tenuta psichica, finché ormai caduto preda della follia si suicidò nella Senna a Parigi.
La potente poesia “Todesfuge” sui Lager tedeschi, tradotta in italiano con ’Fuga di morte’ (1948) come fuga della morte quale musica propria della morte che imperversa nel Campo e che risiede in Germania, come nel testo di Celan – ricordiamo che nella poesia la morte è un Maestro musicale per così dire, sebbene diversamente, in qualche assonanza con i ‘Maestri cantori’ -, è poesia tradotta in moltissime lingue e in tante versioni che si differenziano secondo la sensibilità dei traduttori per scelte lessicali e strutturali, alle quali aggiungo anche la mia versione dei frammenti citati, che si ripetono appunto più volte in tutto il componimento come in una fuga musicale sul tema, nello specifico: la morte, alla quale Celan dà una particolare matrice. La mia traduzione cerca di non uguagliare del tutto la lingua tedesca a quella italiana, le quali rappresentano due mondi del tutto diversi, ossia vuole – o vorrebbe se per quanto possibile – ricordare in qualche misura la natura del tedesco e credo che valga la pena di averci provato visto che proprio lo speciale lessico e le speciali strutture della lingua tedesca sono state, evidentemente, evidenziate utilizzate come spia o smascheramento della lingua tedesca. Inserisco una brevissima nota di semantica linguistica, disciplina che curo in particolare in diversi studi: il tedesco appreso e quindi tradotto e adattato ovviamente al lessico e alle strutture, alla grammatica come morfologia e sintassi, sembra simile all’italiano, ma non lo è, appunto sembra:
Da “Todesfuge” di Paul Celan:
(…) Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland
dein goldenes Haar Margarete
er schreibt es und tritt vor das Haus und es blitzen die Sterne
er pfeift seine Rüden herbei er pfeift seine Juden hervor
läßt schaufeln ein Grab in der Erde
er befiehlt uns spielt auf nun zum Tanz
(…) Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland
dein goldenes Haar Margarete
Dein aschenes Haar Sulamith
(…) Er ruft stecht tiefer ins Erdreich ihr einen ihr andern singet und spielt
er greift nach dem Eisen im Gurt er schwingts seine Augen sind blau
stecht tiefer die Spaten ihr einen ihr andern spielt weiter zum Tanz auf
(…) Er ruft spielt süßer den Tod der Tod ist ein Meister aus Deutschland
er ruft streicht dunkler die Geigen dann steigt ihr als Rauch in die Luft
dann habt ihr ein Grab in den Wolken da liegt man nicht eng
(…) der Tod ist ein Meister aus Deutschland sein Auge ist blau
er trifft dich mit bleierner Kugel er trifft dich genau
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
er hetzt seine Rüden auf uns er schenkt uns ein Grab in der Luft
er spielt mit den Schlangen und träumet
der Tod ist ein Meister aus Deutschland
dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith
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Traduzione di Rita Mascialino:
Da ‘Fuga di morte’ di Paul Celan:
(…) Un uomo abita nella casa lui gioca con le serpi lui scrive
lui scrive in Germania quando scurisce
i tuoi capelli d’oro Maragarete
lo scrive ed esce dalla casa e luccicano le stelle
fischia vicino i suoi cani feroci
fischia i suoi ebrei che escano fuori
fa scavare una fossa nella terra
ci ordina ordunque suonate per la danza (…)
(…) Un uomo abita nella casa lui gioca con le serpi lui scrive
lui scrive in Germania quando scurisce
i tuoi capelli d’oro Maragarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith
(…) Egli grida voi spingete più fondo nella terra e voialtri ancora cantate e suonate
prende il ferro alla cinta lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
voi spingete più fondo le vanghe voialtri ancora cantate e suonate per la danza
la morte è un Maestro che risiede in Germania i suoi occhi sono azzurri
(…) Egli grida suonate più dolce la morte la morte è un Maestro che risiede in Germania
egli grida suonate più cupo i violini poi salite qual fumo nell’aria
poi nelle nuvole avete una fossa lì non si sta stretti
(…) la morte è un Maestro che risiede in Germania il suo occhio è azzurro
ti colpisce con plumbea palla ti colpisce preciso
un uomo abita nella casa i tuoi capelli d’oro Margarete
addosso ci aizza i suoi cani ci regala una fossa nell’aria
gioca con le serpi e sogna
la morte è un Maestro che risiede in Germania
i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith
Dunque alcune brevissime note relative a caratteristiche della lingua tedesca. Cominciando dal termine Rüden per cani che io ho ridato con cani feroci per la prima volta in cui il termine compare, nei versi successivi ho lasciato l’unico termine cani. Rüden sono semplici cani maschili che tuttavia, senza adeguata educazione del padrone possono diventare feroci e pericolosamente aggressivi, in italiano il semplice termine cane non specifica niente di più che il noto animale, allora ho creduto di aggiungere l’aggettivo feroce, visto il tipo di padrone, il Capo Lager, che li ha addestrati ad aggredire gli umani per sbranarli ai suoi ordini, nella fattispecie gli ebrei rinchiusi nel Campo – per altro in Germania i Rottweiler, i Pitbull, i Dobermann tra altri sono definiti anche come Rüden, tanto per chiarire. Un tale Capo Lager è romantico, scrive in Germania alla sua bella dai capelli d’oro, quando si fa scuro e le stelle luccicano, ma subito dopo esce dalla sua casa e, si dovrebbe dire in italiano, chiama con un fischio i suoi cani, tuttavia, volendo mantenere la drasticità delle sintesi linguistiche del tedesco, ho tradotto traducendo fischia vicino i suoi cani feroci, dove il verbo è uno solo e conserva perciò tutta la sua drasticità o rudezza – forma squadrata possibile, in italiano, solo in poesia, mentre in tedesco normalmente anche in prosa. Non illustro tutti i dettagli di questa forma ben diversa dall’eloquio corrispondente nella nostra lingua, che addomestica per così dire la durezza e aggressività del tedesco. Un altro esempio: ho lasciato, in luogo degli avverbi italiani, il semplice aggettivo predicativo, privo di desinenze, che in tedesco funge anche da avverbio. Ossia: invece di spingete più profondamente nella terra ho usato, poeticamente, la forma spingete più fondo nella terra. Anche più cupo suonate i violini, e non suonate più cupamente i violini, forme italiane prolisse che indeboliscono l’azione – anche se non ce ne accorgiamo perché così è il nostro carattere. meno per così dire violenta, più calma, come sempre è l’italiano rispetto alla norma del tedesco – l’aggettivo predicativo, senza generi né desinenze di singolare o plurale, specifica l’azione del verbo, non direttamente il suono dei violini. Da ultimo la forma molto speciale der Tod ist ein Meister aus Deutschland. La preposizione aus, che viene tradotta in italiano con da, indica in tedesco o nascita o residenza, mai semplice provenienza casuale come l’arrivo da un viaggio e simili, mentre la polisemica preposizione da va bene in ogni spazialità, in ogni significato. Ho dunque tradotto, cosa che non piacerà a molti o anche a tutti, con la morte è un Maestro che risiede in Germania, questo credo sia molto vicino al significato che Celan ha dato con la preposizione aus, certo la morte non nasce in Germania, ma nel significato che ottiene nel contesto la morte come Maestro – la morte in tedesco, come presso tutti i popoli germanici, è maschile, ciò che non si può ridare in italiano dove è femminile – appunto è un Maestro, ossia ha un’eccellenza nel suo ambito, così che risiede di diritto e di onore se così si può dire in Germania quale luogo elettivo, come suo luogo preferenziale. In tal senso Celan, ciò che va oltre il nazismo, definisce un’abilità eccellente – la morte è un Maestro – tutti i tedeschi. Molto, anzi moltissimo altro ci sarebbe da dire sulla lingua tedesca in questa poesia, in questi frammenti della poesia di Paul Celan, ma non voglio appesantire oltre i cari amici che mi seguono.
Rita Mascialino (detta Maddalena)
Immagine: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Paul_Celan_1938.jpg
Paul Celan (anagramma del vero cognome Antschel) (Romania 1920-Parigi 1970), ebreo di lingua tedesca e naturalizzato francese, scampò all’annientamento nei campi tedeschi, mentre i genitori furono catturati dai tedeschi: la madre fu fucilata nel Lager di Michajlovka, Ucraina, e il padre morì di tifo. Fuggì dalla persecuzione nazista, ma dovette affrontare anche la persecuzione comunista. Gli eventi tragici della sua vita indebolirono sempre più la sua tenuta psichica, finché ormai caduto preda della follia si suicidò nella Senna a Parigi.
La potente poesia “Todesfuge” sui Lager tedeschi, tradotta in italiano con ’Fuga di morte’ (1948) dalla polisemica simbologia: fuga dalla morte e fuga musicale sulla e di morte, è poesia tradotta in moltissime lingue e in tante versioni che si differenziano secondo la sensibilità dei traduttori per scelte lessicali e strutturali, alle quali aggiungo anche la mia versione dei frammenti citati, che si ripetono appunto più volte in tutto il componimento come in una fuga musicale sul tema, nello specifico: la morte, alla quale Celan dà una particolare matrice. La mia traduzione cerca di non uguagliare del tutto la lingua tedesca a quella italiana, le quali rappresentano due mondi del tutto diversi, ossia vuole – o vorrebbe per quanto possibile – ricordare in qualche misura la natura del tedesco e credo che valga la pena di averci provato visto che proprio lo speciale lessico e le speciali strutture della lingua tedesca sono state, evidentemente, utilizzate come spia o smascheramento della lingua tedesca. Inserisco una brevissima nota di semantica linguistica, disciplina che curo in particolare in diversi studi: il tedesco appreso e quindi tradotto e adattato ovviamente al lessico e alle strutture, alla grammatica come morfologia e sintassi dell’italiano, sembra simile all’italiano, ma non lo è, appunto sembra:
Da “Todesfuge” di Paul Celan:
(…) Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
er schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland
dein goldenes Haar Margarete
er schreibt es und tritt vor das Haus und es blitzen die Sterne
er pfeift seine Rüden herbei er pfeift seine Juden hervor
läßt schaufeln ein Grab in der Erde
er befiehlt uns spielt auf nun zum Tanz
(…) Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland
dein goldenes Haar Margarete
Dein aschenes Haar Sulamith
(…) Er ruft stecht tiefer ins Erdreich ihr einen ihr andern singet und spielt
er greift nach dem Eisen im Gurt er schwingts seine Augen sind blau
stecht tiefer die Spaten ihr einen ihr andern spielt weiter zum Tanz auf
(…) Er ruft spielt süßer den Tod der Tod ist ein Meister aus Deutschland
er ruft streicht dunkler die Geigen dann steigt ihr als Rauch in die Luft
dann habt ihr ein Grab in den Wolken da liegt man nicht eng
(…) der Tod ist ein Meister aus Deutschland sein Auge ist blau
er trifft dich mit bleierner Kugel er trifft dich genau
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
er hetzt seine Rüden auf uns er schenkt uns ein Grab in der Luft
er spielt mit den Schlangen und träumet
der Tod ist ein Meister aus Deutschland
dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith
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Traduzione di Rita Mascialino:
Da ‘Fuga di morte’ di Paul Celan:
(…) Un uomo abita nella casa lui gioca con le serpi lui scrive
lui scrive in Germania quando scurisce
i tuoi capelli d’oro Maragarete
lo scrive e compare davanti alla casa e luccicano le stelle
fischia vicino i suoi cani feroci fischia i suoi ebrei che escano fuori
fa scavare una fossa nella terra
ci ordina ordunque suonate per la danza (…)
(…) Un uomo abita nella casa lui gioca con le serpi lui scrive
lui scrive in Germania quando scurisce
i tuoi capelli d’oro Maragarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith
(…) Egli grida voi spingete più fondo nella terra e voialtri ancora cantate e suonate
prende il ferro alla cinta lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
voi spingete più fondo le vanghe voialtri ancora cantate e suonate per la danza
la morte è un Maestro che risiede in Germania i suoi occhi sono azzurri
(…) Egli grida suonate più dolce la morte la morte è un Maestro che risiede in Germania
egli grida suonate più cupo i violini poi salite qual fumo nell’aria
poi nelle nuvole avete una fossa lì non si sta stretti
(…) la morte è un Maestro che risiede in Germania il suo occhio è azzurro
ti colpisce con plumbea palla ti colpisce preciso
un uomo abita nella casa i tuoi capelli d’oro Margarete
addosso ci aizza i suoi cani ci regala una fossa nell’aria
gioca con le serpi e sogna
la morte è un Maestro che risiede in Germania
i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith
Dunque alcune brevissime note relative a caratteristiche della lingua tedesca, non come spiegazione della poesia che è la più poderosa opera sullo sterminio degli ebrei nei Lager tedeschi durante il nazismo, scritta senza pregiudizi qualsiasi o perdoni qualsiasi. Cominciando dal termine «Rüden» per ‘cani’ che io ho ridato con ‘cani feroci’ per la prima volta in cui il termine compare, nei versi successivi ho lasciato l’unico termine cani. «Rüden» sono semplici cani maschili che tuttavia, senza adeguata educazione del padrone, possono diventare feroci e pericolosamente aggressivi, in italiano il semplice termine ‘cane’ non specifica niente di più che il noto animale in generale, allora ho creduto di aggiungere l’aggettivo ‘feroce’, visto il tipo di padrone, il Capo Lager, che li ha addestrati ad aggredire gli umani per sbranarli ai suoi ordini, nella fattispecie gli ebrei rinchiusi nel Campo – per altro in Germania i Rottweiler, i Pitbull, i Dobermann tra altri sono definiti anche come Rüden, tanto per chiarire. Un tale Capo Lager è romantico, scrive in Germania alla sua bella dai capelli d’oro, quando si fa scuro e le stelle luccicano, ma subito dopo esce dalla sua casa e, si dovrebbe dire in italiano, ‘chiama con un fischio i suoi cani’. Tuttavia, volendo mantenere la drasticità delle sintesi linguistiche del tedesco, ho tradotto ‘fischia vicino i suoi cani feroci’, dove il verbo composto con particelle di moto verso chi fischia è uno solo e l’azione perciò conserva tutta la sua rudezza e potenza – forma squadrata possibile, in italiano, solo in poesia, mentre in tedesco normalmente anche in prosa. Non illustro tutti i dettagli di questa forma ben diversa dall’eloquio corrispondente nella nostra lingua, che lo addomestica per così dire. Un altro esempio: ho lasciato, in luogo degli avverbi italiani, il semplice aggettivo predicativo come sta in tedesco, privo di desinenze, e che funge anche da avverbio. Ossia: invece di ‘spingete più profondamente nella terra’ ho usato, poeticamente, la forma ‘spingete più fondo le vanghe ‘ più corrispondente al tedesco «stecht tiefer die Spaten» . Anche ‘più cupo suonate i violini’, e non ‘suonate più cupamente i violini’, forme italiane che grazie alla loro prolissità indeboliscono l’azione – anche se non ce ne accorgiamo perché così è il nostro carattere, meno per così dire violento, più calmo, come sempre è l’italiano rispetto alla norma del tedesco. Da ultimo la forma molto speciale «der Tod ist ein Meister aus Deutschland sein Auge ist blau». La preposizione «aus», che viene tradotta in italiano con ‘da’, indica in tedesco o nascita o residenza, mai semplice provenienza casuale come l’arrivo da un viaggio e simili, mentre la polisemica preposizione ‘da’ va bene in ogni spazialità, in ogni significato. Ho dunque tradotto, cosa che non piacerà a molti o anche a tutti, con ‘la morte è un Maestro che risiede in Germania il suo occhio è azzurro’, questo credo sia molto vicino al significato che Celan ha dato con la preposizione «aus», certo la morte non nasce in Germania, ma nel significato che ottiene nel contesto la morte come Maestro – la morte in tedesco, come presso tutti i popoli germanici, è maschile, ciò che non si può ridare in italiano dove è femminile – appunto come Maestro ha un’eccellenza nel suo ambito, così che risiede di diritto e di onore se così si può dire in Germania quale luogo elettivo, come suo luogo preferenziale. In tal senso Celan, ciò che va oltre il nazismo, definisce un’abilità eccellente – la morte è un Maestro con gli occhi azzurri come i tedeschi in generale – in possesso di tutti i tedeschi. Straordinario è il collegamento del ‘sognare’ alla morte, come se il Capo del Lager sognasse non la sua bella in primis, ma la morte come sua abilità preferita, come sua residenza appunto più consona, come sogno della sua vita, ossia morte capace di abitare i suoi sogni, per così dire, di vita. Molto, anzi moltissimo altro ci sarebbe da dire sia sulla lingua tedesca utilizzata in questa poesia, sia sulla semantica di questa poesia, di questi frammenti della poesia di Paul Celan, ma si sono voluti qui soltanto evidenziare alcuni tratti particolari di semantica intrinseci alla lingua tedesca scelti in tale poesia senza dare un’analisi di questa.
Rita Mascialino

Immagine: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Paul_Celan_1938.jpg
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